Il contenuto di questa pagina richiede una nuova versione di Adobe Flash Player.

Scarica Adobe Flash Player

Roma Criminale PDF Stampa E-mail

Cristiano Armati – Yari Selvetella

Dal rapimento di Aldo Moro all’assassinio di Pisolini

Newton & Compton Editori, pagg. 449


PARLARE DEL LATO OSCURO E MISTERIOSO DI ROMA, “CITTÀ FONDATA CON UN OMICIDIO E popolata con uno stupro di massa”, come scrive ironicamente il coautore Armati nel prologo “La legge di Romolo”, significa indagare il contesto sociale in cui il crimine viene perpetrato, e che, per certi versi, lo ha ispirato.
“Roma criminale” ripercorre la storia dei peggiori delitti che hanno macchiato di sangue la capitale. Anche quelli rimasti irrisolti.
Delitti pianificati o apparentemente inspiegabili, forme autoctone di malavita e sodalizi delinquenteschi radicati nei singoli quartieri: ogni fenomeno è oggetto di studio da parte degli autori.
A livello criminodinamico, se dalla Roma umbertina ci si sposta a quella dei giorni nostri, è facile notare sorprendenti analogie. Dietro la morte della Contessa Lara si affaccia l’omicidio – questo irrisolto – della moderna Filo della Torre.


L’assassinio di Sonzogno, per il coinvolgimento di ambigui apparati di potere, richiama alla memoria il contesto in cui maturò l’ordine di far fuori Mino Pecorelli.
L’epopea di Sommaruga, in virtù di una condotta economica disinvolta, ricorda molto il crac del Gruppo Cragnotti.
La grave crisi edilizia del 1897 potrebbe paragonarsi nell’epopea di palazzinari generosi di mazzette che hanno devastato Roma (e non solo) tra gli anni ’70 e ’80.
Lo scandalo della Banca Romana, per non parlare dei futuri scandali patrocinati dallo IOR e dalla BNL di Atlanta, è forse l’emblema di un malcostume che, in tempi a noi più vicini, ha consegnato alle cronache giudiziarie le avventure di un manipolo di politici corrotti: i protagonisti, per intenderci, della tristemente nota vicenda di Tangentopoli.
Come dare una risposta a tutto questo?
Trattasi della conferma della teoria dei corsi e ricorsi di Vico?
I modelli di manifestazione del crimine sono i medesimi nel tempo?
La molla che spinge a rapinare è sempre la stessa?
La follia che arma la mano di un uxoricida, la disperazione che guida un terrorista, nascono da una condizione che ha un germe comune ed una modalità di manifestazione che possono essere studiati?
Quale devastazione del sentire trasforma un uomo apparentemente normale in un mostro?
La Criminologia e la Psichiatria forense hanno fatto del loro meglio, negli anni, per ragionare sui singoli fatti delittuosi che hanno insanguinato la nostra vita. E va detto che “Roma criminale” è volume che sarebbe particolarmente apprezzato dagli studenti universitari impegnati a sostenere esami in queste interessanti discipline. La narrazione in stile romanzesco rende nondimeno assai appetibile questo tipo di lettura, che dà vita a momenti affabulatori a dir poco stupefacenti nella minuziosa ricostruzione dell’episodio dell’omicidio di cui si rese responsabile il Canaro della Magliana.
Proprio di recente si è appreso che il Canaro, autore, come è noto, di uno dei delitti più cruenti della storia criminale italiana, è uscito dal Carcere e lavora come fattorino presso un commercialista. Così va il mondo: il sistema penale del nostro Paese è teso, sempre e comunque, alla risocializzazione del reo e bisogna dire che camminando per le strade si vedono gli effetti non sempre convincenti di tale politica sociale.
Particolarmente importante è poi il contributo che gli autori danno riguardo all’omicidio Pasolini.
Armati e Selvetella fanno semplicemente i nomi degli assassini. E così squarciano il velo di penosa omertà che per trent’anni ha nascosto alla pubblica opinione una verità che a Roma in molti, troppi conoscevano…
Credo sia importante, dopo la recente scomparsa di Sergio Citti, continuare a battersi affinché questo delitto orrendo non sia consegnato alla storia come l’incidente di percorso di un poeta particolarmente spericolato.
Pasolini, si apprende, morì perché si era fatto troppi nemici, sia a livello politico che negli ambienti della mala romana. Egli, infatti, stava indagando sul racket della... Non vi privo del piacere della scoperta. Perché è in fondo questo, che si domanda ad un libro: scoprire quel che la televisione non dice.
Da menzionare, ad arricchire il saggio, anche il testo del discorso in Parlamento che costò la vita a Giacomo Matteotti e quello dell’interrogatorio di Gabriella Alletto da parte dei PM Italo Ormanni e Carlo La Speranza nel corso delle indagini dell’omicidio della mai dimenticabile Marta Russo (“Il delitto dell’università”).
Nelle fonti sotterranee di Roma, il sangue di Remo bolle ancora e la verginità perduta delle sabine grida senza posa. Perché tutte le strade, da sempre, portano a Roma. Anche quelle del crimine.