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Storia della Tortura PDF Stampa E-mail

Gruppo Editoriale Olimpia

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GIOVANNI LATERRA  

Mistery/Editoriale Olimpia pp. 152 - Euro 15,00  

 

L’autore  

Giovanni Laterra (Bari, 1957) si occupa di storia del territorio e di storia delle armi. Ha pubblicato, con altri autori, i volumi Sento ancora. Cronaca e storia della prima metà del secolo XX nella memoria di un lavoratore del porto di Livorno e Livorno: una città sul mare. Collabora con la rivista «Diana Armi». Vive a Livorno.  

Il tema  

Se ci si aggira in uno dei tanti musei della tortura presenti in Italia, si può avere l’impressione che questa terribile pratica sia stata ormai superata dai tempi. Ma non è così. I recenti casi succedutisi, dal tracollo dell’ex Jugoslavia all’Iraq fino alle notizie giunteci dal Myanmar, smentiscono ogni possibilità di rimozione del problema. Le cifre sono chiare: più di 130 paesi coinvolti, dal più oscurantista al più modernizzato, con casi di morte accertate in almeno 80 casi. Ben 31 stati che contemplano e giustificano ancora nelle loro leggi punizioni e mutilazioni corporali. Vittime che, nonostante il divieto sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dalla Convenzione di Ginevra, vanno dal prigioniero di guerra fino a quello politico, dai delinquenti comuni a innocenti come vecchi, donne e bambini. Questo volume offre un ulteriore spunto di riflessione in una prospettiva storica per comprendere meglio un fenomeno che, tuttavia, alcune organizzazioni e stati, tra i quali il nostro, vanno meritoriamente combattendo.  

 

Il libro  

Pali, seghe, gabbie, asce, funi, chiodi, ruote, carrucole. Per riuscire a spremere il dolore dalle membra e dall’anima di una vittima si potrebbe pensare a chissà quali fantasiose macchine partorite dall’ingegno umano. E invece la storia della tortura parte da qui, con l’uso di attrezzi che fanno assomigliare ridicolmente il boia a un fabbro o a un falegname. Più avanti, col trionfo della tecnologia, a un elettricista o a un maldestro cavadenti. Il tutto, in epoche antiche come per il presente, supportato da una conoscenza assolutamente scientifica dell’anatomia. Il bacio della vergine e la maschera d’infamia, l’ordalia del fuoco e quella dell’acqua, il piffero del baccanaro e la lingua di capra. Nomi o nomignoli che oggi, allontanati ormai da noi dolori e morte, ci fanno francamente sorridere o tutt’al più pensare a strani marchingegni esotici. Ma che se tradotti nei loro effetti sul corpo e sulla mente verrebbero certo accolti quantomeno con brividi e sussulti. E ancora squartamenti, colate di liquidi bollenti, lussazioni, fratture e poi scosse elettriche, affogamenti interrotti, false fucilazioni. Tutte tecniche sviluppate e perfezionate ulteriormente nell’arco di secoli, che rivelano alla fine i propri scopi. Scopi sempre legati a un potere che, legalizzato o no, cerca la confessione, la conversione o semplicemente la sottomissione della vittima. Fino al paradosso. La Chiesa dei martiri e quella degli inquisitori. La storia, diventata leggenda, di Vlad III Draculea, imparziale impalatore di cristiani, turchi e briganti. L’annunciazione per legge al condannato della data – persino l’ora e il minuto – della propria condanna a morte. Un dolore lungo secoli, narrato senza moralismi ma forse soltanto con un pizzico di ironia, per non finirne travolti.