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Intervista al Colonnello Giorgio Stefano Manzi PDF Stampa E-mail

Intervista al Colonnello Giorgio Stefano Manzi, Comandante del Reparto Analisi Criminologiche del Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche, già consulente della Commissione Parlamentare Infanzia, docente nei masters Temincri della Università “La Sapienza” e “Abuso sessuale” della Università di Ferrara, esperto esterno del Ministero Affari Esteri per le tematiche d’abuso sessuale.

 

Esiste un percorso formativo per diventare profilers?


Personalmente ritengo molto pericolose le domande come questa. Ed ancora più azzardato fornire risposte. Non esiste, e credo che mai potrà esistere, alcuna specifica “ direttrice didattica” circa il curriculum studiorum da intraprendere per divenire o praticare come “profiler”.

Principalmente perché la legge penale e processuale italiana ne vieta l’impiego ( artt. 220 e segg. del c.p.p. ). E’ espressamente impedito, infatti, di attuare indagini psicologiche o caratteriali ( quindi invasive dell’intimo di una persona ), se non indirizzate a valutare il vizio di mente, più o meno incidente sulle capacità dell’autore di un reato. Peraltro, questa attività è appannaggio degli psichiatri.


Solo il 133 c.p., in una qualche piccola misura, dà facoltà di “indagare e valutare” la psiche dell’autore, con la finalità di munire il Giudice di strumenti di valutazione più idonei per comminare una più giusta sentenza di condanna, dopo aver valutato “intrapsichicamente”, si potrebbe dire, la portata del dolo.

Qualche spiraglio lo offrono le indagini difensive ed i collegi della difesa di imputati. Ciò posto, ad esclusione dell’intervento circostanziato delle figure professionali della psicologia, limitatamente alle “questioni” sui minori (vittime o testi), pare proprio che per criminologi e profilers, in Italia non ci sia spazio. Almeno come figura incidente sul piano della economia e dialettica dibattimentale “formale” e non di “suggerimento”. In questo, poi, non si deve cedere alla attrattiva che fictions, romanzi e altri spettacoli ci propinano al riguardo. Qualcosa inizia ad intravvedersi nel contesto delle attività di Polizia Giudiziaria, cioè quelle proprie delle Forze di Polizia allorquando si trovano, tipicamente, dinanzi ad un reato violento, efferato o senza motivo. In tale cornice l’urgenza di ridurre i tempi investigativi ( maggiormente se in caso di delitti seriali ) e di evitare sprechi di danaro, personale e tempo, sta consigliando di ricorrere a figure professionali interne alla Istituzione ( non va dimenticata la ”qualifica” giuridica necessaria ) per valutare “criminologicamente” la possibilità di stendere un profilo del criminale.


Quindi, la “pruderie” criminologica di questi ultimi anni non va confusa con il processo penale, con l’accertamento di colpevolezza, con i diritti ed il diritto.
Il nostro diritto, per fortuna, si poggia su basi culturali antiche e collaudate, sul diritto naturale e sul diritto positivo: le funzioni investigative e giudiziarie, anche nella loro componente criminologica o di psicologia investigativa, si strutturano su requisiti fondamentali. Lo Stato ha assegnato ad alcuni gruppi finiti di suoi cittadini una serie di funzioni giudiziarie e investigative – quindi incidenti sulla persona - variamente organizzate ( Ufficiali ed Agenti di P.G., Ufficiali ed Agenti di P.S., Magistrati, Giudici ) ed i requisiti per accedere a queste funzioni sono ampiamente note : laurea in giurisprudenza o scienze politiche, concorsi interni per le nomine, concorsi pubblici ecc...

A queste figure si affiancano, ad occasionem, altre figure professionali, spesso emergenti, del mondo della psichiatria, della psicologia, del diritto, il cui aiuto alla “giustizia” si concreta nel fornire alle parti un quid pluris di conoscenza. Ma il peritus peritorum è e rimane il Giudice, l’accesso alla scena del crimine – prima facie - è e rimane della P.G., la sentenza è e rimane del Giudice e dei giudici popolari.
Tutto il resto è ricerca, passione , interesse, abnegazione anche. Ma talvolta è anche commercio, opportunismo o, come si dice in gergo, “vasetto” televisivo o mediatico.

Quindi cosa suggerire ai giovani che vogliono perseguire questo cammino?


Profiler” è una parola che quindi dice tutto e dice niente : suggerirei di studiare per accedere ad una professione, formalmente e sostanzialmente, tradizionale. Nel campo della medicina, della psichiatria, della psicologia e, solo dopo, di dar sfogo alle passioni criminologiche, che vanno sempre collocate nei rigidi, ma necessari, paramenti della funzione giudiziaria